Modulo Antincendio, Sistemi di Pressurizzazione, Cisterne Idriche accumulo
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01 dicembre 2015 Autore:
Categorie: Tech corner

Locali Antincendio Interrati - Rif. UNI 11292, punto 4.1 “Locali per unità di pompaggio. Ubicazione” -

A cura dell’Ing. Gian Paolo Benini Idroelettrica S.p.A.

In collaborazione con Firepro.


Nel mercato dell’antincendio vengono proposti da molte aziende dei sistemi, destinati all’interramento, che integrano all’interno di un monoblocco metallico, la vasca di riserva idrica, il locale pompe e il vano di accesso al locale pompe. L’accesso a questi sistemi è realizzato con scale che portano dal piano campagna alla quota del locale pompe posto di solito tra i 3,5 e i 4,0 m di

profondità.

Lo scopo di questo articolo è quello di porre in evidenza i pericoli derivanti da una errata interpretazione delle norme tecniche e dalla sottovalutazione di ciò che è richiesto dal testo unico sulla sicurezza 81/2008. La UNI 11292, al punto 4.1.2 ammette l’ubicazione interrata, ma precisa: “Non è ammessa la realizzazione di locali interrati nelle aree a rischio di inondazione e    nelle zone comunque esposte al rischio di allagamento in caso di eventi atmosferici gravi, salvo ingegnerizzazione specifica dell’installazione”.

 

Si deduce da ciò, che ogni volta che si progetta la realizzazione di un sistema interrato, nella relazione tecnica debba essere contenuta una valutazione dell’area di intervento allo scopo di escludere che essa ricada all’interno delle aree a rischio di inondazione o allagamento.
Non esistendo questa valutazione, non dovrebbe essere possibile realizzare il manufatto.
Inoltre essendo il 70 % dei comuni italiani a rischio di alluvione e frana, il ricorso ai sistemi interrati dovrebbe essere un’eccezione e non rappresentare, spesso la prima scelta progettuale.

Correndo innanzitutto il rischio di trovarsi il locale antincendio completamente allagato, nonostante i sistemi di sicurezza previsti per impedirlo. La norma UNI EN 12845 cap. 20 – Manutenzione, prevede che all’interno del locale pompe occorra accedere almeno una volta alla settimana, per poter espletare le operazioni di ispezione, controllo e manutenzione previste dalla norma medesima.

Il locale pompe diviene quindi a tutti gli effetti un “luogo di lavoro” ricadente nell’ambito della regolamentazione dettata dal testo unico sulla sicurezza DL 81/2008 agli art. 65 e 66 (Locali sotterranei o semi sotterranei ; Lavori in ambienti sospetti di inquinamento). Ad esso si applica quindi il DPR 177/2011 e la guida operativa ISPESL 12/06/2008 che, richiamando l’art. 66 del DL 81/2008, introduce anche la definizione di “Spazio confinato” : spazio circoscritto, caratterizzato da limitate aperture di accesso e da una ventilazione naturale sfavorevole, in cui può verificarsi un evento incidentale importante, che può portare ad un infortunio grave o mortale…

1.    Nei sistemi metallici integrati da interro, la ventilazione naturale è estremamente sfavorevole, anzi possiamo dire che praticamente non esiste; si è inoltre in presenza di diversi pericoli
–    di tipo elettrico per perdita di isolamento degli impianti presenti o rischio di contatto diretto incrementato dagli spazi ristretti,
–    di tipo chimico per presenza di idrogeno prodotto dalle batterie per l’avviamento di motori diesel e l’alimentazione in assenza di tensione delle pompe di drenaggio, vapori di combustibile per le perdite derivanti dal rifornimento dei serbatoi di gasolio oltre a :
–    rischi di caduta dovuti alle presenza di scale di accesso a giorno, con possibilità di formazione di gelo, accumulo di neve e/o foglie ecc..; presenza sulla pavimentazione interno di tracce di combustibile e di olio lubrificante derivanti dal normale esercizio del sistema; presenza di acqua di condensa su tutte le pareti e le parti metalliche presenti
–    rischi dovuti all’amplificazione del rumore generati dalle macchine all’interno di un serbatoio metallico
–    ecc...,

2.    Non ci pare che i sistemi descritti possano essere considerati dei luoghi di facile accesso come richiede la UNI 11292
4.1 che recita “L’ubicazione del locale deve essere tale da assicurare, in caso di incendio, il facile accesso al locale da parte delle squadre di soccorso”. Né possano dare garanzie, agli addetti al loro esercizio e manutenzione di lavorare in  un luogo sicuro. Anche perché se applicate, le disposizioni citate in precedenza, imporrebbero l’accesso al locale, solo a personale qualificato e preparato. Anzi lo schema in esame esalta i pericoli esistenti in un luogo di lavoro confinato, essendo necessario accedere al locale proprio in situazioni di emergenza, quando ogni piccolo inconveniente può diventare fatale

3.    Il problema degli interrati metallici è all’ordine del giorno già oggi, anche per quanto riguarda le responsabilità degli RSPP, essi non hanno la possibilità di far accedere per la manutenzione il proprio personale, in quanto non adeguatamente formato per svolgere attività in luoghi di lavoro ristretti, e sono in grande difficoltà nell’acquisire all’esterno, queste competenze, perché le aziende di manutenzione che vanno per la maggiore nel settore antincendio, non hanno, nemmeno esse, personale adatto.

4.    Con la promulgazione del DPR 151 del 1 agosto 2011, relativo alla nuova disciplina dei procedimenti di prevenzione
incendi, le responsabilità penali del progettista e del titolare dell’attività vengono ampliate. In particolare l’introduzione della SCIA (segnalazione certificata di inizio attività AI FINI DELLA SICUREZZA ANTINCENDIO) comporta la produzione da parte di un professionista abilitato, di un certificato di Asseverazione ai fini della sicurezza antincendio. Nel quale egli sottoscrive la conformità delle opere alle prescrizioni previste dalla normativa di prevenzione incendi: “visti: la documentazione progettuale, l’esito dei sopralluoghi e delle verifiche effettuate, le dichiarazioni e le certificazioni allegate e verificata la completezza delle stesse” Il professionista si assume quindi la responsabilità dell’intero impianto e della veridicità delle certificazioni ottenute dai produttori e degli installatori, consapevole della sanzione penale prevista dall’art. 19 comma 6 della L. 241/90, dall’art. 20 comma 2 del D.Lgs. 139/06, nonché di quelle previste dagli art. 359 e 481 del C.P. in caso di dichiarazioni mendaci e falsa rappresentazione degli atti, in relazione alle opere che hanno come oggetto. Anche il titolare dell’attività, al momento del deposito della SCIA, completa del certificato di Asseverazione e degli altri documenti richiesti, si assume la responsabilità di quanto depositato consapevole delle conseguenze penali e amministrative previste dagli artt. 75 e 76 del DPR 445/2000 in caso di dichiarazioni mendaci e formazione o uso di atti falsi nonché della sanzione penale prevista dall’art.19 comma 6 della L 241/90 Perciò per non incorrere in sanzioni penali, il progettista e il suo committente dovranno porre grande attenzione nella scelta e nella verifica dei materiali, nel controllo dei certificati e del lavoro delle aziende installatrici. Queste ultime sono responsabili insieme ad essi del rispetto delle normative e sono tenute ad utilizzare materiali correttamente costruiti e certificati. Detti certificati devono attestare in modo chiaro e corretto la totale rispondenza  del componente alla normativa, non devono perciò contenere limitazioni o frasi vaghe che sottintendono la non completa rispondenza del componente alla norma stessa
Quest’ultima considerazione nasce dall’esperienza, visto che otto certificati su dieci, tra quelli da noi visionati, sono risultati incompleti, per alcuni di essi si può parlare di un vero e proprio raggiro.
Nel caso locali antincendio interrati realizzati all’interno di cisterne metalliche, al di là di quanto riportato al punto 4, emerge, al di sopra dell’applicazione corretta delle normative tecniche antincendio, la necessità di applicare in primo luogo il testo unico sulla sicurezza DL 81/2008, unico riferimento certo che verrà preso in esame in sede giudiziale in caso di evento sfavorevole.


Conclusione
Scegliere di risolvere il problema dell’alimentazione idrica antincendio utilizzando locali antincendio interrati, realizzati all’interno di cisterne metalliche, porta ad un’enorme assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori in gioco, e crea giganteschi problemi di sicurezza e di gestione dell’impianto a chi sarà chiamato a farlo.
La scelta corretta, nel pieno rispetto di tutte le leggi e norme tecniche in vigore, è quella di avere la centrale idrica esterna posta accanto al serbatoio di accumulo (utilizzando pompe centrifughe orizzontali) oppure si può scegliere di interrare la vasca e di mantenere la centrale all’esterno utilizzando le vertical turbine pumps.
In entrambi i casi si ottiene una disposizione idraulica sotto battente, l’unica che può garantire che le Q/H di progetto, siano realmente disponibili in ogni momento.
Nelle foto vengono riportati due esempi di tali realizzazioni, tratti dalla produzione di Idroelettrica spa.

  FIREBLOCK Idroelettrica spa.  
Centrale idrica esterna con pompe orizzontali sottobattente.

  FIREBOX Idroelettrica spa.
Centrale idrica esterna con pompe VTP sottobattente.