piscina come riserva idrica antincendio: è una domanda molto frequente nella pratica e nei momenti di confronto tecnico. In questa risposta mettiamo in fila i riferimenti richiamati e la conclusione operativa.*
Sommario
Perché la domanda torna spesso
Quella della piscina come riserva idrica antincendio è una delle domande che ricorrono più spesso durante attività formative e momenti di aggiornamento. Il motivo è semplice: in molti contesti reali esiste già un volume d’acqua disponibile (la piscina) e nasce l’idea di “metterlo a servizio” anche dell’impianto.
Nel tempo, la questione è diventata un classico caso pratico: intuitivo da porre, ma delicato da gestire se l’obiettivo è restare pienamente allineati a quanto previsto per le reti idranti.
Un tema discusso tra professionisti antincendio
All’interno dei professionisti antincendio, sul tema è da sempre in atto un dibattito acceso. Questo elemento è importante: non si parla di una curiosità teorica, ma di un punto che genera confronti e interpretazioni, soprattutto quando ci si trova a dover decidere “cosa si può fare” e “cosa è riconosciuto come alimentazione idrica” nell’ambito delle reti idranti.
In queste situazioni, chiarire il perimetro di quanto la norma prevede (e di quanto non prevede) diventa determinante.
Il contesto: l’interesse di alcune attività nel contenimento costi
La soluzione della piscina come riserva idrica antincendio è spesso caldeggiata dai titolari di attività alberghiere, con l’obiettivo di contenere i costi dell’impianto antincendio. È un elemento di contesto che aiuta a capire perché la domanda sia così frequente: si cerca una soluzione che appaia “già disponibile” e potenzialmente vantaggiosa.
Proprio perché entra in gioco un interesse economico, è ancora più importante verificare cosa sia effettivamente previsto e accettabile secondo i riferimenti richiamati.
Cosa dice UNI 10779 sull’utilizzo dell’acqua di piscina
Sul punto, nel 2014 la commissione UNI competente, interpellata, ha espresso un parere chiaro. In sintesi: la norma UNI 10779 (Impianti di estinzione incendi – Reti di idranti – Progettazione, installazione ed esercizio) non prevede l’utilizzo dell’acqua di una piscina natatoria per uso antincendio.
Nello stesso passaggio viene anche precisato che ogni eventuale utilizzo dovrebbe avvenire in conformità ai requisiti tecnici e legislativi di sicurezza e affidabilità. Questo incornicia bene il tema: non è una “scappatoia” automatica, né una soluzione già inclusa tra quelle previste dalla norma per l’alimentazione idrica.
La nota del Ministero dell’Interno (14 luglio 2014 n. 9102)
Il parere richiamato è stato poi ripreso in una nota del Ministero dell’Interno, Direzione Centrale per la Prevenzione e Sicurezza Tecnica, datata 14 luglio 2014 n. 9102.
Nel ragionamento complessivo, questo passaggio è rilevante perché collega la discussione tecnica (parere della commissione UNI) a un richiamo formale ripreso a livello istituzionale. Per chi deve assumere decisioni operative su reti idranti, avere coerenza con questi riferimenti è un punto chiave.
Cosa significa “non compresa tra le alimentazioni idriche previste”
Dal quadro riportato, le piscine natatorie risultano una soluzione non compresa tra le alimentazioni idriche previste dalla norma. In pratica, quando si parla di alimentazioni idriche per reti idranti, non basta che l’acqua “ci sia”: conta che la soluzione rientri tra quelle previste, riconosciute e gestite secondo quanto indicato.
Per questo motivo, l’idea della piscina come riserva idrica antincendio si scontra con un limite di impostazione: non è una delle alimentazioni idriche previste dalla norma richiamata.
Conclusione operativa: si può usare la piscina come riserva idrica antincendio?
Sulla base di quanto riportato, la conclusione è netta: le piscine natatorie non possono essere utilizzate come riserva idrica antincendio.
Questa risposta è particolarmente utile quando si sta valutando se alimentare una rete idranti con una risorsa “esistente”: il punto non è la disponibilità dell’acqua in sé, ma l’allineamento a ciò che è previsto e riconosciuto.
Cosa fare in pratica (senza forzare interpretazioni)
Se l’esigenza nasce dal voler ridurre i costi o semplificare l’impianto, il primo passo è evitare impostazioni “di principio” (cioè: “c’è una piscina, quindi la usiamo”) e riportare la valutazione dentro il perimetro dei riferimenti citati.
In caso di dubbi applicativi, è consigliabile impostare una verifica tecnica mirata sulla rete idranti e sulla relativa alimentazione idrica, così da evitare scelte che poi risultino non coerenti con quanto indicato.