Impianto di surpressione: guida rapida UNI EN 12845

L'esperto risponde

#23

Cosa si intende per impianto di surpressione e se è ancora utilizzabile ai sensi della UNI EN 12845?

Impianto di surpressione: con questa espressione si indica una specifica soluzione di alimentazione idrica antincendio basata su una o più pompe collegate direttamente all’acquedotto. Vediamo cosa significa e cosa viene richiamato nelle diverse edizioni della UNI EN 12845.*

Impianto di surpressione: cosa significa davvero

Un impianto di surpressione è un tipo di alimentazione idrica antincendio in cui la spinta (la “surpressione”) viene ottenuta tramite una o più pompe centrifughe poste direttamente in aspirazione sulla tubazione dell’acquedotto.

In altre parole, non si parla di una pompa “a valle” di un serbatoio privato, ma di un collegamento che prende acqua dalla condotta dell’acquedotto e la rilancia attraverso una o più pompe dedicate a questa funzione.

Cosa riportava la UNI EN 12845:2007 (punti 8.6.3 e 9.2.2)

L’edizione UNI EN 12845 del 2007 riportava ai punti 8.6.3 e 9.2.2 le indicazioni considerate necessarie per progettazione e realizzazione di questo tipo di alimentazione idrica antincendio.

Nel testo di riferimento, il punto 9.2.2 viene richiamato anche per inquadrare la soluzione tecnica: pompe centrifughe e collegamento in aspirazione sulla tubazione dell’acquedotto, con indicazioni specifiche nel caso di impianto con una sola pompa.

Pompe centrifughe in aspirazione sulla tubazione dell’acquedotto

Nel collegamento tipico di un impianto di surpressione, le pompe sono installate direttamente in aspirazione sulla condotta dell’acquedotto. Questo elemento è centrale perché, a differenza di altre configurazioni, la pompa “tira” acqua dalla rete.

Questa modalità di collegamento è proprio quella che rende indispensabile affrontare due aspetti:

  • la configurazione impiantistica (ad esempio l’eventuale by-pass);
  • le condizioni autorizzative imposte dal gestore della rete acquedottistica.

Caso con una sola pompa: perché serve il by-pass

Quando è presente una sola pompa, viene indicata la necessità di prevedere un by-pass, da realizzarsi come nello schema richiamato nel testo.

Operativamente, questo passaggio viene trattato come un requisito da considerare in fase di configurazione dell’impianto, proprio perché la singola pompa rappresenta un punto unico di funzionamento/collegamento nella soluzione di impianto di surpressione.

Autorizzazione del gestore dell’acquedotto: requisito imprescindibile

Per realizzare un impianto di surpressione è indicato come necessario essere in possesso di una autorizzazione dell’ente erogatore (gestore dell’acquedotto).

La richiesta è descritta come fondamentale perché, in questo tipo di applicazione, esiste la possibilità di mettere in depressione la condotta dell’acquedotto. Per questo motivo, collegarsi senza autorizzazione viene descritto come non solo un reato amministrativo, ma anche un reato di tipo penale, perché viene messa a rischio la salute pubblica.

Il rischio di depressione sulla condotta e le conseguenze su acquedotti idropotabili

Nel testo viene spiegato il punto critico: se la condotta dell’acquedotto è ad uso idropotabile (condizione indicata come frequente in Italia), la depressione può portare al rischio che nella conduttura possa entrare liquame proveniente dall’esterno, poiché nella condotta sarebbe presente una pressione inferiore a quella atmosferica.

La conseguenza indicata è un possibile e pericoloso inquinamento della risorsa idropotabile, con relativi rischi per la salute pubblica. Per la stessa ragione, viene ricordato che il collegamento di una pompa in aspirazione su una condotta d’acquedotto è normalmente vietato (tassativamente).

UNI EN 12845:2015 e UNI EN 12845:2020: cosa cambia sul punto 9.2.2

Secondo il testo, le edizioni successive della norma, in particolare UNI EN 12845:2015 e UNI EN 12845:2020, hanno eliminato il punto 9.2.2 e mantenuto solo, al punto 9.2, una nota in cui si ricorda la necessità di richiedere l’autorizzazione all’ente gestore per qualsiasi collegamento da effettuarsi sulla tubazione di un acquedotto.

Rimane invece inalterato il punto 8.6.3, dove viene ancora citata la possibilità di utilizzo della pompa di surpressione. Questo porta alla conclusione pratica che l’impianto di surpressione resta citato come possibilità, ma con un’attenzione esplicita al tema autorizzativo del collegamento.

Impianto di surpressione: sintesi finale in 4 punti

In sintesi, quanto emerge è:

  • Le pompe di surpressione sono ammesse.
  • Per il collegamento all’acquedotto è indispensabile l’autorizzazione dell’ente gestore.
  • Se il collegamento è su una risorsa idropotabile, anche se autorizzato, è indicato come un azzardo dal punto di vista della salute pubblica.
  • Se il collegamento avviene su un acquedotto industriale o dedicato all’antincendio, il problema dell’inquinamento risulterebbe molto ridimensionato.

Conclusione

Un impianto di surpressione è quindi una soluzione con pompe in aspirazione sulla rete acquedottistica: tecnicamente possibile e ancora richiamata, ma strettamente legata al tema dell’autorizzazione del gestore e alle criticità (soprattutto su reti idropotabili) legate alla possibile depressione della condotta.

Se devi valutare un impianto di surpressione esistente o capire se il collegamento all’acquedotto è impostato correttamente, contattaci per un confronto sul tuo caso e per raccogliere la documentazione necessaria prima di qualsiasi scelta operativa.
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